Considerazioni fuori dal giro: Parigi - IS

November 17, 2015

 

PARTE I - 14/11/2015

‪#‎Paris‬: Da quando ho aperto il blog sento il dovere di dire la mia, non per proclamare verità ma per raccontarvi quello che so, condividere con voi le mie osservazioni e cercare di trovare con voi una via, perlomeno una via di riflessione. Insieme.
Non posso quindi non dire qualcosa sui fatti di Parigi. 
Superflue sarebbero condoglianze e condanne. Umanamente mi sento impietrita davanti a tutto questo.
Quindi cercherò di fare osservazioni "esterne" senza scadere nelle speculazioni/elucubrazioni che sento quasi sempre da ieri, per fortuna non sempre.

1. Siamo davanti a un vero attentato terroristico, cosa che Charie Hebdo non era. Per questo i fatti di ieri ci colpiscono di più. E' stato un vero attacco terroristico e quindi ci terrorizza per davvero. I connotati principali del crimine di terrorismo sono due:
- colpire le masse;
- terrorizzare le masse.
Charlie Hebdo, lo ricorderete, vide colpiti non masse, ma piccoli "gruppi": o giornalisti del giornale satirico o - ma fu palesemente uno strascico del primo... - i clienti di un supermercato ebraico. Il target era mirato e specifico. Lì non ci siamo terrorizzati, bensì abbiamo provato indignazione e rabbia per un attacco alla libertà di espressione. Questo è stato perlomeno il sentimento generale.

2. il concetto di democrazia europeo (ricordate che nell'articolo sulla pena di morte vi ho raccontato la differenza del significato della parola "democrazia" nelle varie tradizioni?) ha sostanzialmente impedito ai militari francesi di intervenire subito per bloccare le vere e proprie esecuzioni all'interno del teatro. Sembra che alla fine i militari abbiano dovuto violare i protocolli per intervenire e impedire ulteriori uccisioni.

3. perché la Francia? davvero dopo l'aereo russo abbattuto nel Sinai nessuno sospettava che il prossimo ad essere colpito sarebbe stato un bersaglio francese? Checché ne dica la propaganda, Putin - ultimo a intervenire in Siria -sta combattendo anche l'IS. E l'IS - nell'impossibilità di penetrare nel suolo russo - ha tentato di "punirlo". La Francia - penultima a intervenire in Siria - è appena stata "punita". E' evidentemente un percorso a ritroso..

4. Credo sia meglio non fare facili associazioni terroristi - migranti. In teoria i secondi fuggono dai primi. Per usare Aristotele, non c'è una relazione di identità bensì quasi di contraddizione. Il fenomeno migratorio è una conseguenza, non una causa. Se ci fossilizziamo a combattere le conseguenze, lasciando intatta la radice, ahimé risolviamo ben poco. Le conseguenze vanno gestite, ma è la radice a doversi combattere. 
Si dice che la Francia sia un Paese estremamente integrato, e si porta a dimostrazione l'esempio che una marocchina sia stata nominata Ministro. Per me equivale come ad affermare che siccome gli USA hanno un presidente di colore, allora negli Stati Uniti il razzismo è stato sconfitto o quasi. Non è vera la prima affermazione così come non è vera la seconda.
Negli USA il razzismo è ancora fortissimo, basta andarsi a guardare un bel po' di sentenze della Corte Suprema che esaminano vari aspetti di questo fenomeno. In Francia lo scontro sociale è fortissimo. Da fuori sarà bastato telefonare a quelle cellule dormienti residenti in Francia (per questo le migrazioni secondo me c'entrano relativamente..le cellule dormienti in genere sono ben installate lì, a volte anche per decenni rimangono dormienti..ma in questo caso ritengo siano più recenti), dicevo: sarà bastato telefonare loro e avranno trovato di certo gente emarginata nelle banlieux o in altri contesti pronti a sprigionare l'odio covato. In confronto, l'integrazione in Italia ha dei connotati paradisiaci.

5. radice: è evidentemente l'IS. Mettendo da parte tutte le digressioni sulle origini del fenomeno e sulla nostra (occidentale) connivenza e a volte contributo alla sua nascita, lasciando davvero perdere tutto questo, guardiamo in faccia il problema che adesso abbiamo. 
Sento in TV, proprio adesso, che i fatti di ieri sono conseguenza dello sciagurato intervento russo e dell'influenza iraniana nel contesto siriano. Mi sento, su questo, di fare due osservazioni: 
- fino a che i russi non sono intervenuti, nessun attentato degno di nota. Charlie Hebdo non è da considerarsi in tale quadro perché lì la rivendicazione non era legata alla guerra in Siria, bensì a una lettura percepita blasfema delle vignette pubblicate dal giornale. Altra causa. Altra radice. Se l'ISIS ora si vendica, è perché si sente colpita. Se prima non lo faceva, beh, forse non si sentiva colpita e i raid occidentali li sentiva come il solletico nella pancia;
- se l'ISIS non ha ancora assunto il controllo totale del territorio è SOLO grazie alle forze di terra, ai pasdaran iraniani che hanno aiutato Assad, in maniera ufficiale e non. I curdi hanno dato sì un contributo, ma solo nelle proprie regioni (che sono solo una particina della Siria. Kobane non è la Siria. Siamo realisti. E' una bellissima prestazione, quasi eroica, quella curda. Ma non sono certo i curdi ad aver arginato l'avanzata dell'IS).

6. una domanda mi perseguita da mesi: com'è possibile che gli hacker che si vestono del nome di Anonymous abbiano, quando hanno voluto farlo, bloccato gli account social dei tizi IS (attraverso cui fanno reclutamento e proselitismo, a seconda dei casi), mentre in anni e anni i più grandi servizi di intelligence occidentali non ci sono riusciti? la domanda persecutoria è: non ci sono riusciti o non hanno voluto?

7. da dove vengono le armi in dotazione all'ISIS adesso? da dove vengono i soldi che lo finanziano ora? chi è che acquista il petrolio smerciato dall'IS? chi è che acquista nel mercato nero di opere d'arte rimpinguato dai resti di Palmira e dagli altri reperti che l'IS ha strappato all'eredità culturale di Iraq e Siria?

Conclusioni: dal mio punto di vista, è sempre più evidente che il nemico comune è l'ISIS, non l'islam in generale o Assad. Gli ultimi due possono essere nemici, reali o presunti, di una parte, ma di certo non comuni. Lasciamo perdere la lotta Occidente v. Islam e viceversa. Siamo pragmatici.
Consideriamo che in seno al Consiglio di Sicurezza (lo dicono i verbali) l'intervento ONU è impedito solo dal dissenso su Assad: contro l'ISIS sono tutti d'accordo. Allora, che gli occidentali la smettessero di impicciarsi su Assad sì-Assad no (non perché a me stia simpatico Assad, tutt'altro! ma perché è contro il diritto internazionale il fatto che siano altri a decidere quali debbano essere i rappresentanti di uno Stato, e tra l'altro in passato non ha mai dato buoni risultati). E smettendo di fare questa disquisizione su Assad, facessero un intervento armato comune solo sull'IS. E lo smantellassero. Perché come si è riusciti a crearlo, si hanno anche le potenzialità per distruggerlo. Basta volerlo e non continuare a girarci intorno con un drone un giorno sì e un giorno no.

 

PARTE II - 16/11/2015

1. Consiglio di lettura: diffidate dal leggere qualunque cosa (libri, articoli, ecc.) così come di ascoltare discorsi in cui si dice LA Jihad. Chi ha veramente studiato un po' di Islam, ma proprio poco (io per esempio ho solo qualche base), sa che si dice IL Jihad. Se la sentite declinata al femminile, quella persona/scrittore/analista - magari davvero preparato e formato su altri settori - di Islam non sa un bel nulla, ha magari leggiucchiato qua e là e la sua non sarà un'analisi sensata. 
Da ormai un anno, questo semplice articolo determinativo costituisce il mio discrimen tra letture attendibili e letture arraffazzonate.

 

2. Opinione del giorno: nei commenti a uno dei miei precedenti post ho tirato fuori alcune considerazioni che vi ripropongo qui, riordinate, perché penso possano essere molto utili:
- dicevo che se si vuole risolvere il problema IS bisogna andare con le truppe sul campo. Adesso, per il momento, la Francia ha bombardato Raqqa. Niente di più che una dimostrazione di forza, ma perfettamente inutile.
O meglio, il bombardamento è decisivo nel momento in cui si fa come lo hanno fatto i russi: massiccio e senza quartiere. Perché in un mese la Russia ha ottenuto più risultati di quanto abbia fatto l'Occidente in un anno. Sparando due bombette, siamo riusciti solo a rendere più purulenta la piaga, abbiamo dato la sensazione al mondo che nonostante i bombardamenti occidentali l'IS crescesse e fosse quindi più forte, abbiamo così accresciuto il suo appeal. In realtà, abbiamo fatto finta di combattere l'IS, perché in fondo - finché non ci toccava da vicino - a noi occidentali l'ISIS faceva comodo in funzione anti-Assad.
Ma, siccome mi occupo di diritti umani, non posso vedere di buon occhio i bombardamenti, per il semplice fatto che per far fuori l'IS bombardando farei fuori migliaia e migliaia di civili innocenti con la "scusa" di andarli a salvare. 

 

Tuttavia, l'Occidente sta "combattendo" l'IS come se fosse Al-Qaeda, ma l'IS NON E' Al-Qaeda! E' peggio, è oltre, è altro. Da Al-Qaeda parte ma si evolve in altri modi. Basta guardare due aspetti, tra gli altri:

- PIAZZAMENTO SUL TERRENO: Al-Qaeda si rifugiava nelle caverne, l'IS controlla un territorio, come un vero e proprio Stato;

 

- FINANZIAMENTO:
a. Al-Qaeda prevalentemente e quasi esclusivamente prendeva soldi "allo stato puro". Per lo più i soldi arrivavano attraverso conto correnti. Chiudi quelli e blocchi il flusso.
b. IS: 
1. prende soldi allo stato puro, come Al-Qaeda, da Arabia Saudita e Qatar (amici nostri, eh! begli amici che abbiamo..);

2. beni e servizi (armi, consulenti, addestratori, ecc.) da molti Paesi occidentali, in via diretta (cioè inviati direttamente da tali Paesi) o in via indiretta (quando gli Occidentali hanno rifornito gli altri ribelli, nel momento in cui l'IS li ha sconfitti si è appropriato di tali armi).
In più, per distruggere l'IS è necessario distruggere le risorse di cui si riforniscono e con cui si finanziano;

3. AUTOFINANZIAMENTO (la vera forza) tramite:
(i) vendita del petrolio sul mercato nero
(ii) vendita di reperti archeologici sul mercato nero (l'IS prende dai siti archeologici tutti i beni trasportabili e li mette sul mercato nero; poi distrugge tutto quello che non è riuscito a portare via, così quello che sta sul mercato nero acquista di valore essendo diventato unico superstite di quello specifico sito archeologico);
(iii) tassazione del territorio: i "sudditi" devono pagare, un bel po' (quest'ultima fonte però influenza in minima parte).

Ora, alla luce di tutto ciò, il piazzamento dell'IS è: 
- vicino ai giacimenti di petrolio
- vicino ai principali siti archeologici
Bombardare massicciamente significa prendersi il rischio molto alto di distruggere tali giacimenti e tali siti. Un danno sia per chi sta lì sia per l'intera umanità (quanto ai beni archeologici. Non scordiamoci che l'origine della civiltà è in Mesopotamia..)

In più, l'IS si è piazzata per controllare le grandi dighe su Tigri ed Eufrate: Raqqa, Fallujia, Haditah, Mosul, ecc. (vi allego la cartina, non aggiornatissima ma sostanzialmente attuale. Il posizionamento cambia ogni giorno, soprattutto alla luce dell'intervento russo. Ma la cartina offre una buona fotografia d'insieme)
L'IS lo fa per diversi motivi a seconda dei momenti: chiudere il flusso d'acqua e creare carestia e siccità indotta per affamare la popolazione, distruggere le dighe e inondare tutto (coltivazioni, città - ad esempio se distrugge Falluja Baghdad viene sommersa -, basi militari - distruggi Haditah e fai fuori la base americana che sta lì, ecc.).
Quindi con il bombardamento, occidentale, rischieremmo di beccare anche queste dighe e farlo noi il disastro umanitario.

Ribadisco: è mia convinzione che l'unico modo è mandare truppe sul luogo. Sarebbe sia più efficace ma anche più rapido. E contro l'IS più veloci siamo meglio è, altrimenti il mostro cresce a dismisura. 

 

 

Segnalo questo articolo che mi è sembrato piuttosto chiaro: Il gruppo Stato islamico e la sua economia del petrolio

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